EDITORIALE

02/12/2008 11.07.00

Per i colleghi italiani che lavorano nel mondo non c’è alcun dubbio: Emanuele Lattanzi è il cuoco dell’anno. Lo hanno decretato con una partecipazione quasi impressionante gli iscritti al Gvci (Gruppo virtuale dei cuochi italiani all’estero) che hanno seguito quasi minuto per minuto la sorte dei connazionali impegnati per lavoro negli hotel sotto attacco terroristico a Mumbai. E in particolare le vicende della famiglia Lattanzi, diventata il simbolo della fine di questo incubo indiano. Il filmato di questo uomo robusto con la giacca bianca che stringe teneramente la sua bimba di sei mesi è passato su tutte le tv e i siti internet del mondo. È un’immagine che in modo quasi banale per la sua naturalezza ha dato un segnale di ottimismo e speranza mentre tutti si interrogano dove possa portare la follia di chi, in nome di estremismi religiosi o di chissà quali altre strategie, voleva provocare un altro 11 settembre.

Questo ragazzo romano, ben conosciuto in India dove la sua cucina è apprezzata ed è uno dei punti di forza dell’hotel Oberoi, merita però ben più di un pur importante riconoscimento del Gvci (che abbiamo subito appoggiato e condiviso). Se in Italia ci fosse un qualche organismo capace di rappresentare al meglio la ristorazione italiana non ci sarebbero problemi: toccherebbe ai suoi dirigenti segnalare e riconoscere in modo formale un gesto eroico che fa onore al suo protagonista e crea tanta immagine positiva attorno alla sua professione e, non va sottovalutato, al suo Paese d’origine.
Purtroppo,
però, nessuno in Italia rappresenta a pieno, o vuole realmente farlo, la ristorazione al di là di sigle o associazioni più o meno autoreferenziali. Dalla Fipe alla Confesercenti, dalla Fic a chi ha mostrato l’ambizione di voler rappresentare questo mondo con Forum più o meno grandi, non è venuto alcun segnale pubblico in tal senso. Peccato, perché la straordinaria normalità di chi ha rischiato la vita per entrare senza armi, e senza addestramento militare, nella prigione in cui erano trattenute moglie e figlia, armato solo di amore e volontà, merita un riconoscimento decisamente più vasto di quello del Gvci.

Consapevoli di rappresentare il pensiero di quasi tutti i nostri lettori, che sono poi la maggioranza dei colleghi di Emanuele, ci permettiamo allora di rivolgere un pubblico appello al Governo italiano perché rapidamente trovi il modo per segnalare al mondo che il gesto eroico di questo cuoco romano che lavora con sacrificio in India rappresenta un esempio di valore simbolico per il nostro Paese. Ai ministri Frattini, Zaia e Bondi (con la speranza che ci rispondano al più presto) chiediamo in particolare di trovare il modo di assegnare ad Emanuele Lattanzi un qualche premio, medaglia e riconoscimento. Che lo Stato italiano dia a questo giovane cuoco la sensazione concreta che il suo gesto rende tutti gli italiani orgogliosi di lui.

Un gesto ufficiale dello Stato avrebbe fra l’altro il vantaggio di portare una giusta attenzione sulla figura del cuoco, che rappresenta l’Italia nel nostro Paese e all’estero non solo con la cucina, ma anche con la cultura e i valori nazionali. Sarebbe un modo concreto per dare un sostegno simbolico, ma importante, a un’attività che non vive solo di stelle e che miete successi nonostante l’arroganza di certe guide che remano contro

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net

Di seguito i commenti di quanti si associano al nostro appello:

"
Complimenti Alberto, mi associo al tuo bellissimo editoriale.


Beppe Giuliano
direttore di Euposia - La Rivista del Vino


Caro Alberto,  condivido perfettamente e con entusiasmo il contenuto del tuo editoriale, forse è arrivato il momento che l'Italia, quella vera, fatta di persone semplici ma con grandi ideali, serie ed altruiste sia finalmente messa in luce. Personalmente sono stanco di vedere in TV tanti reality (che tanto non sono) con prezzolati e più o meno sconosciuti "famosi" che si contendono pagnotte da centinaia di migliaia di euro, quando invece nella quotidianità ci sono gesti come quelli di Lattanzi che meritano non solo il plauso ma anche ogni riconoscimento possibile. Così come dovrebbe essere condiderato e tutelato, in situazioni meno eroiche ma comunque quotidiane, tutto il lavoro che fanno in Italia ed all'estero i cuochi che credono nella loro professione, che non solo porta piacere al palato ma anche tiene alta la nostra tradizione gastronomica, spesso bistrattata o adombrata da stelle o forchette!

Marco Marucelli
Giornalista - Direttore responsabile di BuonGustando


Anche noi di www.oliovinopeperoncino.it ci associamo all'appello. Siamo certi che l'orgoglio, che in questi momenti ci accomuna, sia lo stesso dei nostri lettori. La semplicità del gesto di un padre disposto a sfidare anche i terroristi pur di alimentare la figlia, ci fa sentire fieri di appartenere all'Italia e spero veramente che i nostri politici si ricordino più spesso di queste persone, che costantemente tengono alto il nome del nostro paese.

Francesco Turri
Coordinatore di Oliovinopeperoncino.it


Caro Alberto,  mi associo, a nome di tutta l'Unione Italiana Ristoratori, ma anche il qualità di editore della rivista Sapori e Piaceri, a quanto da te proposto. Credo che il gesto del Governo potrebbe davvero essere un riconoscimento non solo ad Emanuele, ma a tutti i cuochi italiani che lavorano con grande sacrificio e passione in ogni angolo del mondo, orgogliosi di essere italiani e veri promotori, non solo della nostra cucina, ma di tutto il sistema Italia.  Con affetto

Savino Vurchio

Editrice Sapori e Piaceri - Vicolo Calusca 10/c - 20123 Milano - tel. 0286998453 - Fax 0286983540 www.saporiepiaceri.com - www.ristouir.it

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Complimenti Signor Lupini, quello che ha scritto dovrà far riflettere molte persone, sperando che oltre ad Emanuele e la sua famiglia diano merito a chi come noi porta i sapori italiani nel mondo.

Chefago (da GVCI)
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Bravo Alberto,
anch'io mi associo al tuo appello; il coraggioso amore che il giovane cuoco Emanuele Lattanzi ha dimostrato sfidando i terroristi deve trovare un riconoscimento pubblico. Non un semplice premio, ma un gesto ufficiale che possa riunirlo simbolicamente ai cittadini che hanno sofferto insieme fino alla liberazione della sua piccola.
È capitato a lui, un cuoco; poteva essere un altro qualsiasi cittadino, ma lui ha avuto il coraggio di affrontare la follia, di vincerla e come cuoco rappresenta forse la massima espressione dell'italianità.

Stefano Bugamelli
giornalista e partner di Mondo del Gusto _______________________________________________________________________________________________

Gent.le Direttore, le invio volentieri due righe per esprimere viva solidarietà a quanto da lei espresso riguardo il riconoscimento (foss'anche solo virtuale) al collega Chef dell'Hotel Oberoi. Non le nascondo che sin da subito, all'uscita della notizia, il mio primo pensiero è andato al gruppo GVCI immaginando ne potesse far parte ed il fatto che ancora una volta un collega Chef ha rischiato la pelle per ragioni lontane anni luce dalla nostra missione. Il terrorismo folle e fanatico ed il piacere della gastronomia italiana sono davvero due mondi incredibilmente opposti ma che pare ultimamente stiano trovando drammatici punti di contatto.......
Colgo l'occasione altresì per complimentarmi con lei per l'ottimo lavoro che sta svolgendo. la seguo da tempo e sia la rivista che le notizie web che edita sono davvero ben fatte ed utili. Parola di Chef!!!

Angelino C. Valerio
Ristorante "Fuori le Mura", Candelo (Bi)

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Caro Direttore, come al solito mi associo totalmente al suo pensiero e ritengo che il solo chiedere alle istituzioni un riconoscimento a questa persona "straordinariamente normale" che ha compiuto un gesto eroico, dimostri quanto siamo mal rappresentati da coloro che, semplicemente, dovrebbero farlo!

Flavio Biella
Consultaziende

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